Simeone e Samir

 

SIMEONE E SAMIR
dialoghi notturni tra un cristiano e un musulmano
uno spettacolo di alessandro berti
dal libro omonimo di ignazio de francesco
con alessandro berti e sergio brenna
cura gaia raffiotta
una produzione casavuota – unedi – i teatri del sacro

Le rivisitazioni sono stucchevoli, gli anniversari pretesti: per prendere qualche soldo e raccontarsela. Così gli 800 anni dell’incontro tra San Francesco e il Sultano: se prendiamo certe fonti francescane, il Poverello sembra un invasato che vuole essere martire, convertire o morire. Radicalismo che contestiamo ai musulmani ma che ha origini cristiane.
Così quando Ignazio mi ha proposto di scrivere qualcosa per l’evento ho detto boh, ma sarà il caso? Il suo entusiasmo, la sua cocciuta volontà di provarci, sempre e comunque, mi hanno poi contagiato (oltre alla remota speranza di far cassa, prima o poi). Ma più di tutto mi ha convinto il fatto che tanto, dell’incontro tra Francesco e il Sultano, non avremmo parlato proprio.
E infatti il testo di Ignazio ripercorre le sue ossessioni, i suoi interessi vitali, le invariabili di un dialogo possibile (e di un contrasto irresolubile) tra islam e cristianesimo, dialogo (o contrasto) che solo l’amicizia, l’amore, cioè il rapporto personale, reale può portare a un altro livello.
Un giornalista mi ha chiesto: ‘ma allora a che serve dire che uno è cristiano e uno musulmano, se poi vince l’amicizia, comunque?’ Infatti, probabilmente, non serve a niente: è l’amicizia, la fraternità che sta al centro, allora scompaiono le identità presunte, le cattive mediazioni: la verità ci fa liberi.
Papa Francesco, si può dire, compie gesti di amicizia continui, anche molto denudati, deteologizzati, fedele al Vangelo più che ai dogmi (e il clero duro s’arrabbia). Tra questi: a) l’attenzione all’ambiente, alla Terra, al Creato (parola francescana se ce n’è una), che gli ha ispirato un’Enciclica e altro e b) un sincero slancio ecumenico, che gli ha ispirato il documento di Abu Dhabi.
Lo spirito di SIMEONE E SAMIR deriva in fondo da questo esempio alto e però semplice. E’ uno spettacolo popolare, narrativo, eppure si canta in arabo e siriaco, si cita la mistica islamica di Al-Hallaj e gli inni di Efrem il Siro, ma anche le canzoni d’amore libanesi e il giuramento di Ippocrate, cioè si ribadisce l’unicità mediterranea.
Teatralmente, è un lavoro di dialogo tra due attori, molto essenziale e lieve anche. I costumi e la scena sono stati fatti da una cooperativa di migranti africani che erano, e sono rimasti anche dopo il viaggio in Europa, bravissimi sarti.
Vi aspettiamo.

Debutto nazionale 22-23 giugno 2019 per I Teatri del Sacro
San Pietro in Castello, Ascoli Piceno
www.iteatridelsacro.it