casavuota

Da più di un anno siamo fermi, o quasi. In realtà, le poche cose fatte in questi mesi, sono state bellissime. Hanno avuto un sapore diverso. Abbiamo forse cominciato a intuire, come sarà fare teatro sotto le bombe, nelle cantine, mica per vezzo ma perché fuori farà caldo, troppo caldo. Ci godevamo gli ultimi scampoli d’Olocene ed ecco che arriva un virus sconosciuto, che ci fotte in un amen. Prove di resistenza neuroplastica, adattamenti richiesti al volo, sconquassi di equilibri che sembravano eterni. Sic transit gloria eccetera. L’Ecclesiaste sempre a portata di mano, andiamo avanti. Avevamo uno spazio fisico, un atelier, nel centro di Bologna. L’abbiamo dovuto lasciare, non riuscivamo più a pagare l’affitto. Siamo venuti in campagna, appena in tempo. Stiamo cercando una nuova sede, la troveremo. Per quando potremo di nuovo stare assieme. Intanto, continuiamo a scrivere, a pensare. Facciamo corsi per corrispondenza, come una volta, senza streaming, per lettera. Scriviamo cose che non c’entrano niente. Ci immaginiamo il teatro futuro, sgattaiolare per le strettoie della storia, come sempre, e uscirne vivo.
Si dovrebbe, per questioni di igiene, fare teatro all’aperto, in agorà. A parte quest’anno strano, per la Niña, quasi freddo come quelli d’infanzia, i prossimi saranno caldi, come gli ultimi dieci. Allora, ci diciamo: stiamo fuori, facciamo il nostro teatro all’aperto, al tramonto. Le famiglie, gli amici, a gruppi, lì davanti, disordinati come nei matrimoni. In silenzio. Il fatto è che quando si recita all’aperto, si verifica in tempo reale la tenuta, di quel che si dice: lo spazio aperto è crudele, il grosso del repertorio non regge, all’aperto. Né i classici, non tutti. Né le scritture che ci chiedono ancora, o quelle nostre, libere: rigurgiti dell’Olocene che tramonta. E quindi? Niente. Siamo qui, in questo guado: interesting times.

 


L’Associazione CASAVUOTA si occupa da anni di intervento culturale  (in particolare sul territorio della città metropolitana di Bologna) con particolare attenzione al coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine attraverso l’arte – teatro, scrittura, arti visive – intesa come motore di riflessione pubblica su temi fondamentali del presente di tutte e tutti.
In particolare, CASAVUOTA si è segnalata per un’attenzione costante ai temi del dialogo interculturale (inteso prima di tutto come dialogo tra pari all’interno di uno scenario costituzionale condiviso), della formazione degli adolescenti attraverso percorsi di laboratorio artistico su temi legati alle crisi di crescita in un mondo complesso (questioni di genere, sessualità e razza), della cura all’esordire dell’espressività artistica dei bambini (attraverso laboratori artistici di quartiere, aperti a tutte e tutti) e della riflessione tematica su questi temi in tavoli di lavoro aperti a scrittori, studiosi e artisti e al pubblico comune.

ALESSANDRO BERTI

Alessandro Berti, fondatore di CASAVUOTA, è attore, regista e drammaturgo. Ha diretto dal 1996 a oggi decine di spettacoli e laboratori. Tra i suoi lavori per il teatro ricordiamo SKANKRER (1996), TERRA DI BURRO (1997), TRIONFO ANONIMO (2000), L’AGENDA DI SEATTLE (2001), IL QUARTIERE (2002), CONFINE (2006), L’ABBANDONO (2010), UN CRISTIANO (2014), LEILA DELLA TEMPESTA (2016), BLACK DICK (2018), NEGRI SENZA MEMORIA (2020).