chi siamo

Chi è che apre un teatro, uno spazio privato culturale a basso impatto commerciale, oggi, qui? Un pazzo. Ma CASAVUOTA non è un teatro.  È una casa, appunto. Vuota, quasi vuota. Nel centro di Bologna. Con una sala abbastanza grande per farci spettacolo. Per pochi. E una cucina, come in tutte le case. Non che si unisca la cena al teatro: vincerebbe la cena, perché qua vince sempre la pancia. No. Solo questo: dopo lo spettacolo, per chi vuole, ci si può fermare, stare un po’ assieme senza andarcene in giro per il Divertimentificio bolognese a cercare un locale abbastanza silenzioso per scambiarci qualche battuta. Chi viene è invitato a portare qualcosa da condividere, da mangiare o da bere. Ma perché mi sono messo a parlare anch’io di cibo? Parliamo di teatro. Allora, questo: nessuno mi dava più un posto dove provare. Cioè: me lo davano ma coi se e coi ma. Io son sempre stato abituato bene: lo volevo senza se e senza ma. Poi hanno cominciato a chiedermi dei soldi. Mai successo in vent’anni. Così ho deciso di prendere un posto io, pagato da me, dove posso provare i miei spettacoli e invitare chi voglio. Ahi ahi ahi: anche tu hai finito per rassegnarti all’orticello. No. Niente business con airbnb, niente casa di charme, niente posti generici tipo Berlino o Brussels, niente circoli radical chic, niente vintage, niente di niente: una casa sfigata in una zona sopravvalutata di una città sopravvalutata. Casavuota, città vuota: siamo all’inizio, ripartiamo dai fondamentali. Resisterò col mio teatro morale? Resisterò a dire cose importanti senza fare la predica? O mi aspetta una vecchiaia dadaista? Allora, dicevamo: i fondamentali. Prima di tutto un invito: gente, uscite di casa, per l’amor di Dio, uscite di casa! E non per fare compere ai Tdays, né visitare mostre insulse, per turisti, no, piuttosto: uscite per andare in altre case, uscite per vedere il sottobosco, la tristezza delle case, delle cucine: c’è ancora qualche pezzo di realtà, col suo sapore, la sua bruttezza povera, anche qua? O i poveri sono condannati a nascondersi? Bisogna che ci inventiamo delle strategie per rimanere, o tornare, o arrivare per la prima volta, a contatto un po’ più ruvido con le cose. Anche prima che le circostanze ci costringano.
Il piccolo condominio di Casavuota, in via San Felice 39, a Bologna, è così composto: al piano primo uno studio legale di avvocatesse molto alla mano e nell’appartamento accanto otto ragazzi africani rifugiati, al piano secondo e ultimo: il nostro atelier teatrale. Accanto a noi: la chiesa senza tetto di San Martino e Felice, un angolo di Palermo nell’ordinata Bologna, uno Spasimo segreto, uno dei pochi luoghi del centro ancora non trasformati in superstore, davanti al quale chiede l’elemosina Stefano, clochard veneto intento a leggere i giornali del giorno.
Vi aspettiamo.

ALESSANDRO BERTI

Alessandro Berti è nato a Reggio Emilia. È scrittore, regista e attore teatrale.
Trai suoi lavori per il teatro ricordiamo SKANKRER (1996), TERRA DI BURRO (1997), TRIONFO ANONIMO (2000), L’AGENDA DI SEATTLE (2001), IL QUARTIERE (2002), CONFINE (2006), PIETRA,PIANTA (2009), L’ABBANDONO (2010), COMBATTIMENTO SPIRITUALE DAVANTI A UNA CUCINA IKEA, (2011, Premio I Teatri Del Sacro), MAESTRO ECKHART (2013), UN CRISTIANO (2014), FERMARSI (2016), LEILA DELLA TEMPESTA (2017).